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"Let’s recap: Copenhagen Fashion Week SS2020"


Stagione dopo stagione, la settimana della moda di Copenhagen sta diventando uno degli eventi più attesi nel fashion system, specialmente per il suo impegno verso la sostenibilità. Di recente infatti, la CPHFW aveva istituito un comitato consultivo per discutere di questo tema e poco dopo ha lanciato una strategia volta al consolidamento di quattro degli Obiettivi di Sviluppo Sostenibili per primi redatti dalle Nazioni Unite. In concomitanza a questa scia di cambiamento, c’è anche l’iniziativa di Copenhagen di diventare una capitale a zero emissioni entro il 2025.



Degli impegni seri e a lungo termine dunque, quelli promulgati dalla capitale e dalla CPHFW, che insiste su un approccio sostenibile anche nell’industria della moda, cercando di ispirare i designer partecipanti ad organizzare gli eventi e la produzione in modo più responsabile e trasparente.

Questi impegni risultano più risonanti per via del protagonismo assoluto sulla scena scandinava della Copenhagen Fashion Week dovuto al temporaneo annullamento della Oslo Runway e della settimana della moda di Stoccolma, che intende fare il punto sul suo voto alla sostenibilità cercando nuove strade e soluzioni.



Tra i protagonisti della SS2020 troviamo Saks Potts, brand nato nel 2014 dalla collaborazione di Catherine Saks e Barbara Potts. Il marchio si distingue per l’utilizzo di materiali di qualità e colori armoniosi. ‘Latin Gala’ la collezione SS20, ha celebrato le forme del corpo femminile con pantaloni a vita alta, cappotti oversize e corsetti senza spalline. Le due designer hanno inoltre introdotto il denim per la prima volta sotto forma di giacca oversize con il logo in strass sulla schiena.



Sulla passarella della Fashion Week SS20, Ganni ha celebrato il decimo anniversario e lo ha fatto in pieno stile anni ’70 con stivali alti con stampe animalier, pantaloncini in pelle e minigonne.

Lo stile classico ed elegante di Cecilie Bahnsen ha stupito ancora, stavolta con alcuni capi più sperimentali e strutturati, come il tailleur nero, vestiti con maniche a palloncino e pepli. I colori della sfilata passavano dal nero al bianco, con l’aggiunta di toni giallo limone e rosa pastello.



Un approccio più sportivo e funzionale è stato quello prediletto da Holzweiler, che ha presentato capi più vicini allo stile minimal scandinavo. Colori monocromatici tendenti al bianco e al beige salvo per alcuni abiti dai toni più accesi sull’arancione e il verde, giacche e camice oversize e pantaloni dal taglio morbido lunghi fino al ginocchio erano gli elementi predominanti. La sfilata ha rappresentato un momento per spegnere i telefoni e concentrarsi esclusivamente sugli abiti in passerella grazie agli appositi contenitori per smartphone distribuiti all’ingresso.



Uno show più gioioso e divertente è stato quello di Henrik Vibskov, che ha presentato abiti ricamati con aragoste, sardine e ballerini sui vestiti, top e pantaloncini. Molto particolari le scarpe, realizzate con diversi materiali e arricchite da blocchi di legno e imbottiture in gommapiuma.


Words by Ludovica Mucci


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