"Moda uomo a Londra: tutto il meglio dalle passerelle SS20"

Londra è irriverente, cosmopolita, costruita sulle subculture degli anni ’60 ’70 ’80 del secolo scorso, di cui ancora risente gli influssi. La moda nasce libera e controtendenza, perchè crede ancora nella capacità critica dell’abbigliamento.


Lo abbiamo visto nella collezione di Pringle of Scotland, che mixa colori forti e tonalità accese, il blu dell’acqua di una piscina olimpionica (sì, anche la stampa si ispira i riflessi della luce sulla superficie liquida) e l’arancione accesso. I materiali tech si incontrano con i filati preziosi.


Pringle of Scotland courtesy businessoffashion.com

Liam Hodges ©INDIGITAL.TV

E lo abbiamo visto ancora di più in Liam Hodges, in cui l’estetica street fa da padrona indiscussa e propone un’estetica irriverente e urban.

Mix&Match anche per Iceberg. La collezione prende in prestito tute da ginnastica e le declina in chiave futuristica, con materiali catarifrangenti e colori fluo. Il patchwork è la stampa che domina tutta la collezione, il denim il tessuto che non manca mai. Il logo campeggio sulla maggior parte dei pezzi, per una collezione giovane, che si inscrive perfettamente nella logo-mania che fa impazzire i consumatori più giovani.


Iceberg ©INDIGITAL.TV

Classica e sartoriale, totalmente agli antipodi, è invece la collezione menswear di Oliver Spencer, che richiama la vita del marinaio con t-shirt a righe bianche e blu e caban destrutturati. I completi sono morbidi, di lino, così come i colori sono poco invasivi ma calmano. E’ una collezione estiva, che però ci tiene a mantenere il livello stilistico che gli è consono.


Oliver Spencer ©INDIGITAL.TV

Anche McQueen guarda alla tradizione, seppur in modo leggermente diverso rispetto a quello sovversivo che abbiamo visto in apertura. La collezione è ispirata alle origini scozzesi del suo fondatore, Alexander McQueen, di cui richiama il kilt e lo spesso mohair grigio. L’altra ispirazione è invece la collezione del 1990 dedicata al Giappone, in cui grandi ricami floreali erano intarsiati in abiti e accessori. L’ultimo cappotto in particolare sviluppa questa idea, con applicazioni 3D realizzate con materiali di scarto.


McQueen courtesy businessoffashion.com

Il vero erede si McQueen è comunque Craig Green, che guarda al macabro e all’osceno per trovare la bellezza più inusuale - e per questo più sincera. La collezione primavera estate 2020 è una meditazione sulla pelle, intesa quella umana. L’organo umano più esteso, come ci avvolge e ci protegge dal mondo esterno. E che si decompone totalmente una volta morti, a meno che, come per gli antichi Egizi e la cultura Messicana, non si decida di bruciare i morti o conservarli con speciali tecniche. Una collezione estremamente interessante ed energetica, che non nasconde un risvolto politico.


Craig Green ©INDIGITAL.TV

Dal dramma della storia nasce invece una collezione che parla del miracolo della vita e della piena celebrazione dell’essere umano. Quella di Samuel Ross per A-Cold-Wall. Il corpo umano nella sua forma naturale è esaltato e guardato con un occhio futurista, coperto di tessuti morbidi ed elastici, che gli permettono pieno movimento. La collezione è anche un’indagine sul rapporto tra uomo e oggetto e sulle sue evoluzioni nel prossimo futuro.


A-Cold-Wall ©INDIGITAL.TV

Words by Giulia Greco


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